DE L’OMBRE À LA LUMIÈRE

Texte français a suivre

E’ stata inaugurata martedì 20 ottobre e rimarrà aperta al pubblico fino al 15 novembre 2015 nella sede di Palazzetto Tito della Fondazione Bevilacqua La Masa la mostra De l’ombre à la lumière, a cura di Daniela Rosi, organizzata da Marco Ambrosi, Giulia Ribaudo e Giorgio Bombieri, che presenta una serie di lavori fotografici realizzati da sei diversi fotografi, in collaborazione con persone in stato di detenzione in diversi Paesi come Italia, Francia, Lettonia, Russia, Brasile. Si tratta di:

Marco Ambrosi, Maison Centrale de Arles, Francia
Giorgio Bombieri, Casa di reclusione femminile, Venezia Giudecca, Italia
Davide Dutto, Casa di reclusione – Saluzzo (Rodolfo Morandi), Italia; Casa Circondariale – Torino (Lorusso e Cotugno), Italia
Giovanna Magrii, Casa circondariale di Verona, Montorio, Italia
Eric Oberdorff, Maison d’Arrèt de Nice, Francia;
Klauvdij Sluban, Camp disciplinaire de Kolpino, Saint Péterburg, Russia; Camp disciplinaire, Cesis, Lettonia; Camp disciplinaire de Mojaisk, Russia; Prisons bresilliennes pour mineurs, Mario Covas et Arujà de Sao Paulo, Brasile

La mostra è promossa dalla Fondazione Bevilacqua La Masa del Comune di Venezia, in collaborazione con l’Ente formativo Préface e l’Associazione di Creativi Officina delle Nuvole, con il sostegno delle Cooperativa Rio Terà dei Pensieri e di Lao, Laboratorio Artisti Outsider.

Il titolo De l’ombre à la lumiere fa riferimento non solo a quanto avviene con la fotografia, quando le immagini, nella camera oscura, vengono alla luce, ma anche alla condizione di chi opera nell’ombra e, attraverso il proprio lavoro, emerge all’attenzione dell’interesse collettivo. Lavoro, quindi, come opera fotografica, ma anche, soprattutto, come professione. L’interesse collettivo è sia rappresentato dal contributo che chi lavora offre alla società, sia dall’attenzione a determinati temi che la mostra fotografica può suscitare nel visitatori.

L’esposizione riunisce i lavori di sei fotografi di differenti nazionalità che hanno lavorato in alcune realtà carcerarie in Francia, in Italia, nei paesi dell’Est Europeo e anche Oltreoceano, con approcci diversi fra loro, unendo attitudine artistica e sensibilità umana.

Marco Ambrosi ad Arles ha insegnato la tecnica fotografica a dieci aspiranti fotografi, portandoli ad una competenza professionale e sperimentando con loro le potenzialità della fotografia nell’ambito dell’arte applicata, attraverso un percorso che, dalla tecnica, è sfociato spontaneamente nella composizione creativa e in un risultato artistico.

Gerard

Marco Ambrosi Gallery

Giorgio Bombieri a Venezia si è concentrato sulla dignità che il lavoro riesce sempre a restituire a chi lo pratica; il fotografo riesce a cogliere tale dignità nelle espressioni di orgoglio trasmesse dai volti delle donne che tengono in mano strumenti-simbolo del loro lavoro: una vanga, una scopa, un rastrello diventano l’espressione di una “ricchezza” esistenziale recuperata.

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Davide Dutto a Saluzzo e a Torino ripercorre, sfidandole a distanza di un secolo e mezzo, le note teorie fisiognomiche di Cesare Lombroso, proponendo un intenso lavoro contro lo stigma. Egli interroga provocatoriamente chi guarda, lo invita a “scoprire” le diverse identità e il discrimine scientifico che distingue la personalità di chi vive nella legalità e di chi, invece, risulta essere undeviante per la collettività.

Dutto 03

Giovanna Magri a Verona si è cimentata in un progetto che mette in dialogo la fotografia e la parola e che vede, nella rappresentazione del proprio volto, del proprio “ritratto riscritto”, un’occasione di reinvenzione e di palingenesi della propria identità, la quale, come un’araba fenice, può sempre rinascere.

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Eric Oberdorff ha lavorato investigando il rapporto del corpo con lo spazio che lo reclude. Una sorta di presa di possesso, attraverso gli scatti, di uno spazio vitale più grande delle anguste pareti di un luogo di detenzione. I corpi divengono un paesaggio e, oltre l’orto concluso della costrizione e del proprio vissuto, aprono nuovi orizzonti.

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Klavdij Sluban da oltre venti anni gira il mondo cercando di stabilire un dialogo artistico con minori che si trovano in una situazione extra-ordinaria, come può essere quella di un carcere, offrendo a loro un mezzo espressivo: la macchina fotografica. Un medium che li mette in condizione di guardare, attraverso un obiettivo, spazi, oggetti, persone che fanno parte del loro quotidiano e che, in quanto isolati dal tutto, assumono una bellezza e dei significati inaspettati.


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SCHEDA TECNICA

De l’ombre à la lumière
Progetti realizzati con persone in stato di detenzione

Mostra fotografica a cura di Daniela Rosi

21 ottobre – 15 novembre 2015
Inaugurazione 20 ottobre 2015, ore 18.00

Fondazione Bevilacqua La Masa
Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826
30123 Venezia

aperto da mercoledì a domenica,
dalle 10.30 alle 17.30

ingresso libero

La mostra è promossa da:
Fondazione Bevilacqua La Masa,
Comune di Venezia
Ente formativo “Preface”
Associazione di Creativi “Officina delle Nuvole”

Con il sostegno di:
Cooperativa Rio Terà dei Pensieri e
Lao, laboratorio artisti outsider

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:

Fondazione Bevilacqua La Masa
Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, Venezia
info@bevilacqualamasa.it
http://www.bevilacqualamasa.it
T. 041 5207797

Ufficio Stampa Bevilacqua La Masa
press@bevilacqualamasa.it
T. 041 5207797

Per approfondimenti sul progetto espositivo
De l’ombre à la lumiere
Giulia Ribaudo
info.ombrelumiere@gmail.com
T. 3473130097

………………………..

Fondation Bevilacqua La Masa / Municipalité de Venise

DE L’OMBRE À LA LUMIÈRE

Projets réalisés avec des personnes en état de détention
Exposition photographique sous la direction de Daniela Rosi

21 Octobre – 15 Novembre 2015
Inauguration le 20 Octobre 2015, 18:00 heures.

La Fondation Bevilacqua La Masa inaugure mardi 20 Octobre l’exposition De l’ombre à la lumière dans le siège du Palazzetto Tito, sous la direction de Daniela Rosi, qui présente une série de travaux photographiques réalisés par six photographes en collaboration avec des personnes en état de détention dans différents pays tels que l’Italie, la France, la Lettonie, la Russie, le Brésil.

 

Il s’agit de :

Marco Ambrosi, Maison Centrale d’Arles, France
Giorgio Bombieri, Casa di reclusione femminile, Venise Giudecca, Italie
Davide Dutto, Casa di reclusione – Saluzzo (Rodolfo Morandi), Italie; Casa Circondariale – Turin (Lorusso e Cotugno), Italie
Giovanna Magri, Casa circondariale de Vérone, Montorio, Italie
Eric Oberdorff, Maison d’Arrêt de Nice, France;
Klauvdij Sluban, Camp disciplinaire de Kolpino, Saint-Pétersbourg, Russie; Camp disciplinaire, Cesis, Lettonie; Camp disciplinaire de Mojaisk, Russie; Prisons brésiliennes pour mineurs, Mario Covas et Arujà de Sao Paulo, Brésil.

L’exposition est parrainée par la Fondation Bevilacqua La Masa et la Municipalité de Venise, en collaboration avec l’organisme pour la formation PREFACE et l’association de créatifs « Officina delle Nuvole », avec le soutien de la Coopérative sociale Rio Terà dei Pensieri et de l’atelier d’artistes outsider LAO.

Le titre De l’ombre à la lumière fait référence non seulement à ce qui se produit avec la photographie lorsque les images, à l’intérieur de la chambre noire, viennent littéralement au jour, mais aussi à la condition de ceux qui travaillent dans l’ombre et qui, à travers leur travail, émergent à l’attention de l’intérêt collectif. Il s’agit donc du travail comme œuvre photographique mais aussi et surtout, comme profession.

L’intérêt collectif est alors représenté par la contribution que les travailleurs offrent à la société, mais aussi par l’attention portée envers des thèmes déterminés que l’exposition peut éveiller chez les visiteurs.
L’exposition réunit les travaux de six photographes de nationalités différentes ayant travaillé à l’intérieur de certaines réalités pénitentiaires en France, en Italie, dans les pays de l’Est de l’Europe et aussi Outre-Océan, présentant chacun son approche personnelle et conjuguant l’attitude artistique à la sensibilité humaine.

Les images exposées dialoguent entre-elles et avec le spectateur, cherchant à établir avec lui une sorte d’intimité. En enregistrant des lieux, des regards, des instruments mais aussi des sensations émotives, ces photographies offrent une vision du quotidien à l’intérieur d’espaces autrement inaccessibles à la plupart d’entre-nous.

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